Uno sguardo attento alla stampa in quadricromia

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LA STAMPA delle illustrazioni su riviste, giornali e libri produce un’illusione ottica. Considerate, ad esempio, come si fa a riprodurre una foto o un disegno in bianco e nero con il metodo largamente usato della stampa offset.
La stampa in bianco e nero richiede un solo tipo di inchiostro: il nero. Quando però si guarda una foto in bianco e nero si vedono anche le tonalità del grigio. Come vengono riprodotte sulla pagina stampata le varie tonalità del grigio nonché il nero? Con l’uso di puntini.
Puntini? Sì, puntini di inchiostro. Se osservate con una potente lente di ingrandimento un’illustrazione stampata, noterete che l’illustrazione è fatta di tanti puntini. Non esistono più i toni continui di un disegno o di una fotografia. Per poter essere riprodotta sulla pagina stampata, l’illustrazione dev’essere trasformata in puntini.

Come si ottengono i puntini? Una grossa macchina detta scanner trasforma la foto o il disegno in una serie di puntini ben definiti. Lo scanner ha un computer che interpreta elettronicamente le tonalità e produce puntini di varia grandezza. Si usa un laser per impressionare quei puntini su pellicola fotografica. Le diverse tonalità del grigio vengono pertanto ottenute variando la grandezza di questi puntini, i quali ricevono l’inchiostro che verrà poi trasferito dalle lastre stampanti alla carta.
Quando si stampa su carta bianca, più chiara è la gradazione, più piccoli saranno i puntini. Le gradazioni più scure saranno riprodotte sotto forma di puntini più grandi. In questo modo i puntini “ingannano” l’occhio facendogli vedere quelle che sembrano tonalità continue di nero e di grigio della foto o del disegno originale.
La riproduzione a colori è più complessa
La riproduzione a colori è più complessa di quella in bianco e nero. Si usano tre colori fondamentali oltre al nero: (1) ciano o cyan, (2) magenta e (3) giallo, più (4) il nero. I puntini che trasportano ciascuno di questi quattro inchiostri vengono sovrapposti sulla carta dalla macchina da stampa per riprodurre l’ampia gamma di colori che i nostri occhi vedono sulla pagina stampata.
Ad ogni modo, dal disegno o dalla foto originale bisogna prima isolare ciascuno dei tre colori principali e il nero in serie di puntini indicanti le tonalità più chiare o più scure di ciascun colore. Ma come fanno questi quattro colori a riprodurre tutti gli altri diversi colori che si vedono sulla pagina stampata?
Supponiamo di volere riprodurre nella nostra rivista una foto con dell’erba verde. Durante la stampa, la carta passerà attraverso quattro elementi della macchina, ciascuno dei quali aggiungerà un colore. I puntini che si trovano su una serie di lastre stampanti prendono l’inchiostro ciano e trasferiscono la propria forma sulla carta. Man mano che la carta si muove ad alta velocità lungo la macchina da stampa, un’altra serie di lastre coi suoi puntini prende l’inchiostro giallo e ne trasferisce l’impressione sulla carta accanto ai puntini di ciano. La luce riflessa dagli inchiostri ciano e giallo insieme al bianco della carta appare verde all’occhio. Allorché i quattro elementi della macchina da stampa imprimono le loro combinazioni di puntini in inchiostri dei quattro colori si ottengono tutti gli altri colori dell’arcobaleno.
Sequenza delle fasi di produzione
C’è parecchio lavoro da fare prima che il prodotto finito esca dalla macchina da stampa. Si deve preparare la pellicola (negativa o positiva) della foto o del disegno da stampare. Questa pellicola sarà la base per produrre le lastre stampanti.
Una pagina a colori di una rivista richiede, come minimo, quattro pellicole, una per ciascuno dei tre colori principali più una per il nero. Queste pellicole vengono prodotte con il nostro scanner a laser. Lo scanner analizza la foto o il disegno da riprodurre e memorizza l’immagine.
Lo scanner somiglia a un tornio lungo tre metri. È munito di un raggio luminoso a forte intensità che esplora l’illustrazione a colori mentre questa ruota su un cilindro. Mentre lo scanner esplora, la luce viene riflessa e scomposta da dispositivi ottici in tre fasci luminosi, uno per ciascun colore fondamentale. Ciascun fascio luminoso ha un filtro che esclude tutti i colori tranne uno base. Il nero si ottiene combinando i segnali dei tre colori base nelle aree che nell’originale appaiono nere.
Lo scanner, con l’aiuto di un computer, traduce le intensità di ciascun colore in segnali elettronici e attraverso un processo elettronico di “screening” (retinatura) produce i corrispondenti puntini, che sono poi memorizzati dal computer.
E se la foto o il disegno sono troppo grandi o troppo rigidi per piegarli attorno al cilindro dello scanner? Si fa allora una foto o una diapositiva a colori (di 35 mm o più) che viene montata sul cilindro. Lo scanner può ingrandire o ridurre l’immagine a piacere.
Stazione di impaginazione
Successivamente le informazioni memorizzate nel computer sono visualizzate alla stazione di impaginazione. Questa stazione è munita di una tastiera e di un video che somiglia a un grande schermo televisivo. Premendo certi tasti, l’operatore fa apparire sullo schermo l’illustrazione. Elettronicamente apporta le necessarie correzioni alle tonalità dei colori. Si possono accentuare o eliminare certi dettagli.
Questa stazione può pure combinare elementi di diverse illustrazioni per produrne una sola. Ad esempio, il tramonto di un’illustrazione, l’uomo di una seconda e la casa di una terza si possono combinare per formare un’unica illustrazione in cui si vede un uomo davanti a una casa al tramonto.
Fatte le correzioni, i segnali elettronici che rappresentano l’illustrazione possono essere inviati dal computer ad altre macchine per fare le prove o le pellicole.
Come si fanno le prove colore
L’apparecchiatura per fare le prove colore impiega fasci di luce rossa, verde e blu. Questa prova si fa con lo stesso tipo di carta usato dai laboratori fotografici per le foto.
Le prove sono analizzate da vari membri del personale. Forse qualcuno pensa che il cielo di un’illustrazione non sia abbastanza azzurro: è troppo verde. “Togliamo un po’ di giallo”, suggeriscono altri. “Ma le banane del cesto devono rimanere gialle come sono adesso”, avverte un altro. Così bisogna correggere le tonalità per togliere un po’ di giallo dal cielo, ma non dalle banane. A tal fine torniamo alla stazione di impaginazione, dove l’operatore fa le correzioni.
Ora abbiamo una copia effettiva dell’illustrazione che stamperemo. Una volta approvata l’illustrazione, comunichiamo al computer che è tempo di mettere in ordine le pagine per produrre la pellicola.
Il prodotto finito
La macchina che produce le pellicole è munita di laser. Il laser reagisce ai segnali e a sua volta impressiona i puntini elettronici su negativi. Per ciascun colore si fa una pellicola separata. Una pellicola ha i puntini che rappresentano il magenta dell’illustrazione originale, una seconda ha il ciano, una terza ha il giallo, e una quarta ha il nero. Queste pellicole hanno le stesse dimensioni dell’illustrazione che comparirà sulla rivista.
Il montaggio definitivo del testo con le illustrazioni si fa su un tavolo luminoso. Ora prendiamo, nella giusta sequenza per la stampa, le pellicole con tutti i puntini che rappresentano le illustrazioni. Queste pellicole sono consegnate alla persona addetta al montaggio che verifica la qualità della pellicola e, su un foglio di plastica, aggiunge le didascalie o il testo in negativo. Chi fa questo lavoro si serve di lenti di ingrandimento per accertarsi che le pellicole di ciascun colore risultino sovrapposte esattamente le une alle altre. Altrimenti, se queste non sono a registro, l’illustrazione, una volta stampata, apparirà deformata.
Ora abbiamo le illustrazioni e le parole al posto giusto per fare la rivista. Facciamo un’altra prova di tutte le parti della rivista montata. Se viene approvata, possiamo mandare questo materiale al reparto preparazione lastre.
Nel processo di produzione delle lastre si fa passare attraverso la pellicola un fascio di raggi ultravioletti a forte intensità, e le illustrazioni e le parole vengono impressionate sulla lastra offset. La lastra è di una lega di alluminio ricoperta con un’emulsione chimica. Quanto sono spesse queste lastre che verranno piegate per adattarle ai cilindri della macchina da stampa? Lo spessore varia secondo i diversi tipi di macchine da stampa.
Le lastre vengono montate sulla macchina da stampa nel giusto ordine di colore e ora sono pronte per stampare la rivista. Mentre i cilindri della macchina girano, ciascuna lastra prende il suo unico colore da uno speciale calamaio contenente inchiostro di quel colore. L’inchiostro viene trasferito dalla lastra metallica a un cilindro rivestito di caucciù, che a sua volta trasferisce l’inchiostro sulla carta. Quando tutt’e quattro i colori sono sovrapposti l’uno all’altro sulla carta, si ottiene un’approssimazione del colore naturale.
Non abbiamo ancora finito, comunque. Sovrapponendo i quattro inchiostri si crea un composto appiccicoso che bisogna essiccare in fretta. Così la carta passa attraverso un forno essiccatore ad aria calda per alte velocità che si trova all’estremità della macchina da stampa. L’alta temperatura fa asciugare in fretta l’inchiostro. Quindi la carta riscaldata passa sopra cilindri raffreddati ad acqua per far scendere la temperatura e indurire l’inchiostro.
I limiti del colore
Si ottengono buoni risultati con questo processo di riproduzione dei colori di una foto o di un disegno? Nessuna macchina può riprodurre esattamente quello che l’occhio umano vede. L’occhio umano può vedere da cinque a dieci milioni di tonalità di colori! Ma una macchina da stampa offset può stampare solo da cinquecento a mille tonalità. Pertanto non si possono riprodurre i dettagli del bianco più luminoso o delle sfumature più scure dell’illustrazione originale.
Un altro fattore importante è il tipo di carta usato. La luminosità del colore è limitata dalla qualità e dalla struttura della carta nonché dal grado di assorbimento dell’inchiostro di quel tipo di carta.
Ne vale la pena
In genere la persona che osserva una rivista a colori può non rendersi conto dapprima dell’enorme mole di lavoro e di mezzi tecnologici necessari da quando sono stati scritti gli articoli a quando la rivista è stata stampata. Infatti le operazioni di prestampa sono pressoché le stesse sia che si tratti di stampare una rivista in una lingua in cui ne sono richieste solo poche migliaia di copie, sia che si tratti di una rivista con i suoi milioni di copie. Ne vale però la pena. I colori naturali rendono il materiale stampato più interessante e gradevole e perciò incoraggiano la lettura.